CACCIA IN ITALIA: Tutto Quello Che Devi Sapere!

caccia in Italia
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Scopri tutto quello che devi sapere sulla caccia in Italia: regolamentazioni, enti amministrativi e dai un’occhiata al calendario venatorio 2020/2021.

In base alla legge costituzionale del 18 ottobre 2001 n.3 la caccia in Italia non è di legislazione dello Stato, che comunque impone delle leggi in merito, bensì delle singole regioni.

Lo Stato ha potere legislativo sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali mentre il potere sulle attività venatorie spetta alle regioni.

Ad esempio il numero di capi consentito nella caccia in Italia è stabilito dalla regione a seguito di una valutazione scientifica dell’ISPRA.

Ciascuna regione ha il dovere di destinare una parte (20-30%) del suo territorio agro-silvo-pastorale alla tutela della fauna selvatica.

In queste zone è severamente vietato l’abbattimento o la cattura degli esemplari.

Sono sezioni riservate allo sviluppo della specie: riposo, riproduzione, cura della prole e tutte le altre esigenze che può avere una specie.

Le Alpi invece sono una zona faunistica a sé stante e il territorio agro-silvo-pastorale riservato alla protezione faunistica è tra il 10 e il 20%.

Il resto del territorio non riservato allo sviluppo faunistico è gestito delle regioni che creano programmi di caccia definendo criteri e orientamenti.

La pianificazione più dettagliata spetta invece alle province che predispongono piani ben organizzati in modo da mantenere il numero di capi omogeneo per tutti i territori.

Cosa definisce la regione?

  • la tipologia di utilizzo del territorio agro-silvo-pastorale per ogni Provincia, dettando la superficie massima destinata alla protezione della fauna;
  • i criteri di coordinamento dei piani faunistici elaborati dalle singole Province;
  • le linee guida per gli Istituti delle Oasi di protezione, delle Zone di Ripopolamento e Cattura e dei Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica;
  • i criteri di determinazione dei territori destinabili ad aziende faunistico venatorie, agrituristico venatorie e centri privati di riproduzione di fauna selvatica;
  • le linee guida di indennizzo per gli agricoltori e i danni arrecate alle loro attività economiche, per la tutela e il ripristino degli habitat e per l’incremento della fauna;
  • l’individuazione di specie appartenenti alla fauna stanziale che necessitano di particolare tutela;
  • le linee guida di intervento per il ripristino degli equilibri faunistici;
  • i criteri di delimitazione e gestione degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini;
  • i criteri di individuazione delle zone in cui è vietata la caccia fino al raggiungimento della specifica quota percentuale;
  • le linee guida regolamentanti la caccia in aree a regolamento specifico.

Seguendo le direttive emanate dalla regione spetta poi alla provincia amministrare e organizzare i piani di abbatimento.

Cosa sono le A.T.C.?

A.T.C. sta per Ambiti Territoriali di Caccia e rappresentano una dimensione territoriale ottimale sulla quale esercitare la gestione della fauna.

La maggior parte delle Regioni italiane, definisce l’A.T.C. come “struttura di tipo associativo, senza fini di lucro, che persegue scopi di programmazione dell’attività venatoria e di gestione della fauna selvatica su una porzione sub-provinciale di territorio agro-silvo-pastorale”.

Chi può cacciare?

Per poter esercitare l’attività venatoria è necessario essere in possesso di un’abilitazione apposita: la licenza venatoria.

Viene nominata dalla regione per ottenerla bisognerà superare un apposito esame fatto dalla regione.

L’esame di abilitazione è composto da una prova scritta e una orale su cinque materie principali: zoologia, normativa, armi e balistica, agricoltura e primo soccorso.

È inoltre necessario essere in possesso della licenza di porto di fucile per la caccia.

Per ottenerla sono necessari:

  • certificato di idoneità psicofisica, a cura dell’ufficiale sanitario della ASL di competenza;
  • certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una sezione dell’Unione Italiana Tiro a Segno a superamento della prova di tiro;

Questa licenza può essere concessa solo a chi ha tutti i requisiti di affidabilità, la fedina penale pulita e l’assenza di segnalazioni dalla polizia.

Oltre a licenze e permessi è necessario provvedere al pagamento annuale di diverse somme: la tassa governativa sul porto d’armi, le tasse a favore della regione e della provincia e la polizza assicurativa per sé e per terzi.

Ogni altro mezzo utilizzato è severamente vietato e chi ne farà uso andrà incontro a sanzioni molto pesanti.

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Caccia in Italia

Calendario venatorio 2020/2021

Ecco il calendario venatorio 2020/2021, è però da considerarsi un esempio dato che può variare da regione a regione. Questo è quello del Lazio:
  • Dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre: 
  • Galliformi: quaglia, starna, pernice rossa, pernice sarda.
  • Columbidi: tortora.
  • Turdidi: merlo.
  • Passeridi: allodola.
  • Lagomorfi: lepre comune, lepre sarda, coniglio selvatico, minilepre.
  • Dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio:
  • Turdidi: cesena, tordo bottaccio, tordo sassello.
  • Galliformi: fagiano comune;
  • Anatidi: germano reale, alzavola, canapiglia, fischione, codone, marzaiola, mestolone, moriglione, moretta.
  • Rallidi: folaga, porciglione, gallinella d’acqua;
  • Scolopacidi: beccaccino, frullino, beccaccia.
  • Caradridi: combattente, pavoncella.
  • Columbidi: colombaccio.
  • Corvidi: cornacchia nera, cornacchia grigia, ghiandaia, gazza.
  • Canidi: volpe.
  • Dal 1° ottobre al 30 novembre:
  • Galliformi: pernice bianca, fagiano di monte, coturnice.
  • Bovidi: camoscio alpino, muflone, con esclusione della popolazione sarda.
  • Cervidi: capriolo, cervo, daino.
  • Lagomorfi: lepre bianca.
  • Dal 1° ottobre al 31 dicembre o dal 1° novembre al 31 gennaio:
  • Suidi: cinghiale.

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A presto,
WS Team

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