CACCIA DI SELEZIONE: Tutte Le Informazioni.

caccia di selezione
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Ti sarai sicuramente chiesto come funziona la caccia di selezione e chi è il selecontrollore, continua a leggere scoprire tutte le informazioni a riguardo!

La caccia di selezione è quell’attività venatoria programmata che permette di controllare la quantità di una determinata specie.

La sua adozione in Italia risale al 1996 e viene gestita in modo parzialmente autonomo dalle province in base alle indicazioni dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

È stata istituita per controllare l’esponenziale crescita di esemplari che possono causare danni ingenti all’agricoltura, all’ecosistema o anche a veri e propri centri abitati.

In alcuni casi andrà anche a far crescere il numero di esemplari con controllo e costanza.

La caccia di selezione viene condotta a seguito di determinati censimenti che andranno ad indicare il numero di animali da abbattere basandosi, ad esempio, su sesso ed età.

Riguarda unicamente gli ungulati: cervi, daini, caprioli, camosci, mufloni ma soprattutto i cinghiali che, come sappiamo, si avvicinano sempre di più ai centri abitati.

L’obiettivo è quindi quello di gestire la selvaggina per mantenere un numero equilibrato che permetta la sopravvivenza della specie senza causare danni all’uomo.

Come si sceglie l’esemplare da abbattere?

La caccia di selezione è un abbattimento programmato in base al numero e al territorio perciò si dovrà tener conto di diversi fattori:

  • età
  • sesso
  • ruolo nel branco
  • stazza

Ci tengo a far presente che selezione non vuol dire scegliere gli animali più forti e grossi o, al contrario, quelli più vecchi e deboli.

Nel primo caso si andrebbe a danneggiare il branco mentre nel secondo si tratterebbe di abbattimento sanitario dedito ad evitare il rischio di contagio.

La selezione va ad effettuare un abbattimento programmato basato sui censimenti che non va assolutamente ad intaccare il branco o la specie che va infatti mantenuta equilibrata.

La caccia di selezione quindi non è solo un’attività venatoria, bensì un vero e proprio studio nei confronti della fauna selvatica.

Perché è così importante?

Perché va ad evitare un sovrappopolamento che potrebbe causare danni alle persone e alle attività agricole.

Basta pensare agli incidenti causati da cervi o altri selvatici che attraversano la strada di notte oppure alle piantagione distrutte dai cinghiali.

Selezionare gli esemplari da abbattere va in un certo senso a sostituire il ruolo dei naturali predatori degli ungulati: i lupi e gli orsi.

Anche l’economia viene tutelata dato che un aumento esponenziale della popolazione di determinate specie  può causare una quantità di danni davvero inestimabile con conseguente aumento dei prezzi.

Va quindi a proteggere le aziende agricole che altrimenti verrebbero saccheggiate dai selvatici in cerca di cibo.

Secondo la legge l’imprenditore agricolo può richiedere il risarcimento dei danni alla regione, ente responsabile del mancato controllo della specie, ma la maggior parte delle volte non riceverà una quantità di denaro sufficiente a ripagare tutte le perdite.

Ma quali sono le regole per la pratica di questa tipologia di caccia?

L’ISPRA ha redatto una linea guida a cui si devono attenere le diverse province che però hanno la possibilità di cambiare requisiti e sanzioni.

Il supporto veterinario è sempre considerato necessario specialmente per fornire indicazioni precise riguardo gli abbattimenti futuri.

Le normative richiedono anche la compilazione di una serie di documenti da parte del cacciatore di selezione, ma chi è il  cacciatore di selezione? E come si ottiene tale qualifica?

Il cacciatore di selezione, o meglio, il selecontrollore certifica e garantisce la pratica selettiva nel rispetto delle norme provinciali e nazionali

È una figura a dir poco fondamentale che controlla accuratamente che l’equilibrio di una specie venga rispettato.

Si diventa selecontrollore a seguito di specifici corsi ed esami, molto spesso si va a collaborare con i guardacaccia sotto l’autorizzazione degli enti regionali  e la responsabilità degli agenti venatori provinciali.

Ha la possibilità di cacciare anche fuori stagione e in zone protette, dopo il rilascio di apposite licenze e deroghe, ma è assolutamente tenuto a rispettare i tre passaggi della caccia di selezione: 

  1. abbattimento
  2. trattamento
  3. destinazione finale
È ormai chiaro che questa figura deve svolgere una notevole quantità di lavoro burocratico che inizia con l’esame di abilitazione.

Per accedere a questo ruolo è necessario partecipare ad un corso (incentrato principalmente sulla specie oggetto dell’abbattimento) diviso in tre parti: prova scritta prova orale e prova di tiro.

L’aspirante selecontrollore deve conoscere gli aspetti biologici e ambientali, il territorio e le tecniche di caccia adeguate comprese armi e munizioni.

Gli esami quindi valutano sia conoscenze generiche che più specifiche:

1 – La parte generale include:

  • Sistematica, morfologia, eco-etologia, distribuzione e status della specie ungulate in Italia.
  • Concetti di ecologia applicata.
  • Ecosistema, habitat, catene alimentari, struttura e dinamica di popolazione, fattori limitanti, incremento utile annuo, capacità portante dell’ambiente, densità biotica e agroforestale.
  • Principi e metodi generali per la stima quantitativa delle popolazioni.
  • Censimenti e stime relative di abbondanza, metodi diretti e indiretti, modalità di applicazione a casi concreti.
  • Riqualificazione ambientale e faunistica.
  • Interventi di miglioramento ambientale, catture, reintroduzioni.
  • Linee guida per la gestione di cervidi e bovidi.

2 – La parte speciale è inerente alla specie oggetto dell’esame:

  • Riconoscimento in natura di sesso e di età, segni di presenza, alimentazione, interazione con le attività economiche, predatori e competitori, danni agro-forestali, misure di prevenzione del danno, piani di controllo.
  • Comportamento sociale, ciclo biologico annuale, biologia riproduttiva e dinamica di popolazione, determinazione della struttura e della consistenza delle popolazioni.
  • Determinazione dell’età dei soggetti abbattuti, valutazione del trofeo.

3 – Le tecniche di abbattimento/prelievo:

  • Fondamenti della biologia del prelievo selettivo, criteri generali di selezione, definizione dei piani di prelievo, periodi di caccia, comportamento e tecnica venatoria, gestione conservativa e non.
  • Aspetto e cerca, organizzazione del prelievo, appostamenti a terra e loro sistemazione, strumenti ottici.
  • Nozioni fondamentali di balistica, armi, munizioni e norme di sicurezza.
  • Recupero dei capi feriti e cani da traccia, razze, tipo di lavoro, criteri di addestramento, conduzione.
  • Trattamento dei capi abbattuti, redazione delle schede di abbattimento, misure biometriche, prelievi di organi e tessuti per indagini biologiche e sanitarie, vendita dei capi di ungulati provenienti da prelievo venatorio.

4 – Tutti gli aspetti normativi nazionali, regionali e provinciali riferiti al territorio.

Ma quindi come funziona una battuta di caccia di selezione?

La caccia di selezione è molto differente dalla caccia tradizionale specialmente perché prima di procedere con l’abbattimento si condiderano tutti i fattori faunistico-ambientali.

L’abbattimento si attua con due metodologie principali:

  • caccia all’aspetto, o di appostamento sia fisso o temporaneo. Richiede pazienza in quanto, una volta scelto con attenzione un luogo di appostamento, sarà necessario aspettare anche qualche ora nella stessa posizione perfettamente mimetizzato (sia olfattivamente che visivamente e acusticamente)
  • caccia alla cerca, presuppone una buona conoscenza del territorio dato che implica la percorrenza di un percorso. La difficoltà sta nell’individuare la preda prima che essa si accorga della presenza del cacciatore e riuscire ad avvicinarsi fino ad una distanza da colpo sicuro.

Se vuoi scoprire tutto sulla caccia di selezione ed entrare nella più grande community europea di cacciatori, scarica Wild Society App!

A presto,
WS Team

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